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Se pensi troppo ti blocchi

  • Immagine del redattore: Mattia Facci
    Mattia Facci
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Ti alleni bene. Magari anche molto bene.

In palestra le cose ti vengono naturali: senti bene la distanza, hai buon timing, le azioni escono fluide. Poi arriva la gara e qualcosa cambia. Ti irrigidisci, inizi a pensare troppo, perdi il tempo, aspetti, vai in confusione.

La sensazione diventa tremendamente frustrante, perché dentro di te sai benissimo una cosa:

“Ma io queste cose le so fare.”

Ed è vero.

Molto spesso il problema non è tecnico.

Non è che non sai tirare. Non è che non ti alleni abbastanza. Il punto è che la gara, quando sei sotto pressione, richiede qualcosa di diverso rispetto a quello che fai normalmente in allenamento.


Questo nella sciabola è ancora più evidente. Tra le tre armi, infatti, è probabilmente quella in cui tutto succede più velocemente. I tempi sono ridottissimi, le letture immediate, le accelerazioni continue. In certe situazioni il tempo disponibile è talmente poco che la parte razionale semplicemente non riesce a stare dietro a quello che sta accadendo.

Ed è qui che nasce uno dei problemi più comuni nello schermidore.


Quando la gara conta davvero, inizi inconsapevolmente a controllarti troppo. Vuoi essere sicuro, vuoi evitare l’errore, vuoi fare tutto perfetto. E allora inizi a pensare.

Pensi alla distanza, pensi all’azione giusta, pensi a quello che potrebbe fare l’altro, pensi a non sbagliare, solo che il pensiero razionale spesso arriva troppo tardi.

Questo è un punto fondamentale da capire. In pedana non puoi fare un’analisi puramente cognitiva di quello che sta succedendo. Non c’è tempo. Non puoi ragionare su ogni dettaglio mentre l’azione si sta già sviluppando.

Perché il solo fatto di pensare, assecondando la parte più razionale e analitica, richiede tempo. E nella scherma — soprattutto nella sciabola — quel tempo semplicemente non esiste.

È per questo che, quando inizi a pensare troppo, perdi fluidità. Perdi sensibilità. Perdi timing.

Il timing è tutto.

Il paradosso è che spesso sei preparatissimo. Hai allenato per mesi o anni automatismi incredibilmente sofisticati. Il tuo corpo ha imparato distanze, ritmi, accelerazioni, tempi di esecuzione, letture tattiche. Tutto questo costruisce una memoria motoria estremamente raffinata, ma quando sei sotto pressione succede una cosa: smetti di fidarti di ciò che hai allenato.

Ed è lì che ti blocchi.

Durante il punto spesso non hai davvero il tempo di decidere razionalmente cosa fare. La decisione, molto spesso, deve essere già stata presa prima. Quando l’azione parte, devi affidarti: alle sensazioni,alla distanza,al ritmo, alla percezione dell’avversario, a tutti gli automatismi costruiti in palestra, giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Questo non significa tirare “a caso”. Anzi. Significa permettere al tuo corpo di esprimere tutto ciò che ha appreso attraverso migliaia di ripetizioni.

Molti schermidori pensano:

“Se penso di più, tirerò meglio.”

In pedana spesso succede esattamente il contrario.

Più pensi, meno senti.

E quando perdi le sensazioni, perdi tutto. Perdi il tempo, perdi l’iniziativa, perdi il coraggio di partire. Allora inizi ad aspettare. Aspetti il momento perfetto, aspetti di sentirti sicuro, aspetti la certezza.

Solo che il momento perfetto raramente esiste.

Devi imparare a stare dentro l’incertezza senza paralizzarti. Ed è proprio qui che entra in gioco il vero lavoro mentale.

Molti pensano che il lavoro psicologico serva a controllarti di più. Spesso è il contrario. Il vero lavoro mentale nella scherma è imparare ad affidarti di più.

Alle tue sensazioni. Alla tua preparazione.Al tuo corpo. A tutto ciò che hai costruito nel tempo.

Perché in pedana non puoi controllare tutto. Puoi però imparare a restare fluido anche sotto pressione.

Ed è molto spesso lì che cambia davvero la tua performance.



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